• Sofia Collatina

Capricci e divieti

Parliamo di capricci. Vediamo che cosa sono e come si gestiscono.




Partiamo dal presupposto che la corteccia prefrontale (che è la zone del cervello deputata al ragionamento) nei bambini è ancora immatura, quindi il bambino è meno capace di regolare le proprie emozioni e, di conseguenza, calmarsi da solo. Quindi, un bambino che fa i capricci è un bambino che da una parte non ha la struttura cerebrale ad autoregolarsi emotivamente, dall’altra ha ancora bisogno di imparare ad autoregolarsi e tollerare la frustrazione di un no.

Se i genitori non utilizzano modalità adeguate per gestire i capricci e il modo di dare regole e divieti, il bambino non avrà modo di imparare e la propensione ai capricci tenderà a peggiorare o a stabilizzarsi.

Vediamo alcune tecniche e modalità efficaci per gestire i capricci, in modo tale da insegnare al bambino a tollerare delle limitazioni e autoregolarsi emotivamente.

I capricci spesso sono conseguenza di regole, limitazioni e divieti, per questo motivo tratteremo in parte il tema delle regole, per quel che serve a definire meglio la gestione dei capricci.

La prima cosa che dobbiamo tenere a mente è che ciò che per un adulto è “normale” e “logico” per un bambino non lo è. Intendo dire che non dobbiamo dare per scontato che i bambini sappiano che determinati comportamenti non sono permessi. I bambini sperimentano, toccano cose, le buttano per terra per conoscerle e perché è divertente. È il loro lavoro! Per questo, possiamo essere tolleranti le prime volte che viene infranta una regola o le prime volte che vi si oppone, perché ancora deve avere modi di confrontarsi con essa.

Per qualsiasi cosa si voglia insegnare a un bambino (che sia “fare” o “non fare” qualcosa) bisogna ricordare che:

1. Bisogna dare delle indicazioni precise su cosa si vuole da lui (fare qualcosa «bene» o «male» non vuol dire nulla se non viene spiegato prima. Cosa vuol dire «bene»? “Spacchetta” la parola «bene» e dividila in indicazioni)

2. Bisogna spiegare perché gli viene richiesto (più avanti vediamo perché è importante)


COERENZA E RIPETIZIONE



Ogni volta che si vuole ottenere un comportamento da un bambino è importante essere coerenti e ripetere la stessa richiesta ogniqualvolta si ripresenta quella situazione.

Ad ogni situazione simile bisogna rispondere alla stessa maniera, in modo tale che sia inequivocabile, chiaro. Se si dà una regola o un divieto, dev’essere sempre la stessa per tutte le situazioni.

Questo è importante perché:

- I bambini non hanno ancora maturato la capacità di inibire un comportamento (cioè fermarsi dal fare qualcosa), il fatto che in quella situazione ci sia sempre la stessa risposta, li aiuta a interiorizzare il comportamento richiesto.

- La chiarezza di una regola/divieto/richiesta non dà al bambino l’idea che se insiste, piange, urla, la regola svanisce. Non c’è nulla di malizioso nel farlo, è chiaro che il bambino dal suo punto di vista agisce nel proprio interesse. Se c’è margine di negoziazione è normale che cerchi di ottenere quello che vuole.

- Se il divieto non è chiaro, il bambino potrebbe avere l’aspettativa di poter ottenere quello che vuole. L’aspettativa accresce il desiderio dell’oggetto desiderato, quindi nel momento in cui glielo si negherà, sarà molto più difficile gestire la frustrazione (quindi via coi pianti e la rabbia).

- La coerenza e la ripetizione danno la possibilità al bambino di non confondersi («se una volta si può e una non si può, si può o non si può?») e rende l’ambiente prevedibile (un ambiente prevedibile permette ai bambini di sapere cosa aspettarsi, dunque evita ansia e agitazione)

Se una volta diciamo x, la volta dopo nella stessa situazione diciamo y, la volta dopo ancora dopo pianti e insistenze passiamo sopra alla regola, sarà molto difficile evitare capricci ogni volta che si ripropone quella situazione.

Vediamo questa piccola sequenza comportamentale e cosa ne esce fuori:

- Mamma/papà dice no

- Figlio piange, urla

- Dopo un po’ mamma/papà dice sì

à Insegnamento: «se piango e urlo di fronte a un divieto, quel divieto poi verrà meno»

Analisi del comportamento molto elementare ma anche molto potente J

N.B. Ogni processo di apprendimento per ogni regola ha una sua durata che dipende da bambino a bambino, ma è normale che ci si metta tanto tempo. Bisogna ripetere, ripetere, ripetere. Per un adulto è noioso, per un bambino è apprendimento. Se il bambino ancora non ha imparato o ancora fa i capricci di fronte a una certa situazione, vuol dire che ha bisogno ancora di chiarezza, coerenza, spiegazioni, ripetizioni. Con fermezza ma con calma.

DEROGHE


Questo cosa vuol dire, che non si può mai derogare ad una regola? No, assolutamente. Non dobbiamo istituire un regime dittatoriale.

L’eccezione non è dannosa per questo processo di apprendimento (anzi, insegna flessibilità), MA quelle volte in cui si devia dalla regola prestabilita bisogna esplicitarlo! «Questa volta si può fare questo anche se di solito non si può, per questo motivo».








MOTIVAZIONI/SPIEGAZIONI




I bambini hanno bisogno che gli venga spiegato perché non posso fare una certa cosa o non possono averla. Avendo una spiegazione capiscono perché gli viene detto quel no. Piano piano, spiegandolo volta per volta, accetteranno più di buon grado quel no. Ricorda che i bambini piccoli capiscono più parole di quelle che sanno dire, quindi è importante dare motivazioni semplici anche a loro.

Nel momento in cui apprendo un comportamento e adotto un’abitudine, se io capisco perché lo sto facendo è più istruttivo: sapere perché è giusto adottare un comportamento o accettare una regola, stimola quindi il bambino ad avere un pensiero critico rispetto a quello che fa e gli permette di imparare e interiorizzare dei valori (vale anche per gli adulti, pensiamo, ad esempio, a lavoro).

La tentazione spesso per un genitore è richiedere che si vengano rispettate le regole solo per via dell’autorità che il genitore ha. Il tipico “Si fa perché lo dico io” è una spiegazione che non aiuta il bambino ad accettare un limite e non insegna.

Infine, è importante che le spiegazioni siano adatte all’età. Più sono piccoli e più le spiegazioni devono essere semplici, concrete, coincise.

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